Nella colonna vertebrale vi è il midollo spinale attraverso il quale avviene la comunicazione fra il cervello ed il corpo ed avviene anche una comunicazione emotiva e proprio questo passaggio di informazioni crea blocchi emozionali nelle varie zone della colonna vertebrale.

Che essa contenta un infinità di somatizzazioni emotive è una cosa risaputa e ripetuta continuamente, vi sono tanti bellissimi libri che addirittura spiegano la causa di ogni disagio di questa colonna, ogni zona e ogni singolo disco o vertebra, della cervicale, della dorsale o della lombare porta un messaggio specifico e preciso.

Io lo sapete non amo le classificazioni rigide e dove 1+1 fà sempre 2, ognuno è diverso ed non ritengo adeguato classificarci tutti in un unico o solito elenco dove un problema ad una vertebra corrisponde alla solita emozione per tutti, secondo la mia esperienza non è così.

Ma anche ammesso che sia, ci sono tante e diverse interpretazioni tutte giuste ma personali dei vari autori, e anche in questo caso ognuno può scegliere la filosofia che sente più in sintonia per se.

Ma la domanda che mi sono posto tante volte, poichè tante volte ho voluto provare a comprendere il significato senza risultato è questa : se non ci riesco io ci riusciranno persone che sono completamente a digiuno di queste cose?

Dubito che sia una cosa così scontata per tutti, anzi spesso invece di trovare quella risposta che cerchiamo non facciamo altro che accrescere i nostri dubbi e con essi la nostra insicurezza e il nostro senso di incapacità di fronte a questa situazione andando solamente a peggiorare la cosa. Alle domande per esempio :

“penso troppo agli altri o penso troppo a me stesso?”

“lo faccio per gli altri o lo faccio per me?”

“dispenso troppo amore o non sono in grado di riceverlo?”

“devo dirlo o devo tacere?”

e così via, le risposte sono difficili da trovare rimaniamo spesso nel dubbio e nell’incertezza oppure a momenti pensiamo una cosa e in altri momenti un altra a seconda di quale personalità analizzi la cosa in quel momento.

Ma può darsi che io sia particolarmente imbranato e che voi siete capaci nel fare questa autoanalisi sincera, comunque quando ci ho provato raramente ci sono riuscito, anzi mi viene da pensare che se avessi la risposta forse il problema sarebbe già scomparso e se ancora è presente è proprio perchè non riesco ad avere una risposta in profondità.

Su questo conflittualità ci ho riflettuto tante volte e le sono grato poichè grazie ad essa siamo arrivati alle nuove metodiche di lavoro del Metodosol, credo che siano una cosa unica e una novità assoluta nel superare questi ostacoli e non è grazie a me, ma grazie alla continua ricerca fatta assieme ad un gruppo di persone fantastiche che oggi voglio ringraziare, per prima Irene e poi pur non mettendo i nomi che sono troppi i nuovi operatori del Metodosol che con le loro esperienze e le loro domande sono la vera forza nell’andare avanti e scoprire cose nuove.

Comunque sia non ci importa più sapere se sono o non sono, se faccio o non faccio, se esisto o non esisto:

abbiamo smesso di farci troppe domande e  forse in futuro non ci faremo più nessuna domanda, ma semplicemente lo facciamo.

Noi lavoriamo per forma, la forma non viene più dalla mente razionale ma è competenza dell’inconscio, quell’inconscio che tutto sa e che negli archivi dei suoi registri sa da dove nasce e a cosa corrisponde ed allora si tratta soltanto di toglierla e sostituirla senza tanti giri di parole complesse.

Anzi proprio mentre vi scrivo mi è arrivata un idea di come potere togliere tutte le somatizzazioni sulla colonna vertebrale, adesso la concretizzo con una tecnica poi la proveremo assieme agli altri se funziona come penso magari quando inizieremo la parte operativa in questo sito la facciamo assieme mentre sarete guidati sul come fare, ma comunque sia l’importante è uscire dalle parole, parole, parole, e passare all’azione e ai fatti concreti.